L’antico Lanificio Cipolla (in seguito divenuto Lanificio Comm. Gilberto Cipolla & Figlio) nacque a Fara San Martino dallo spirito imprenditoriale del capostipite Felice Antonio Cipolla (1845-1906) che, nella seconda metà del 1800, già lavorava nel settore laniero.

Fondatore Felice Antonio Cipolla
Il fondatore Felice Antonio Cipolla

Nel 1893 fu inaugurato il primo corpo del nuovo grande opificio.

Antico cancello Opificio Cipolla
Dettaglio dell’antico cancello e, sullo sfondo, la pietra sulla quale è incisa la data
Porzione dell'antico Opificio Cipolla
Foto d’epoca di una porzione dell’antico opificio Cipolla

Felice Antonio Cipolla fece costruire il suo lanificio ai piedi della grande montagna madre, la Majella, lungo le sponde del fiume Verde, elemento essenziale per la lavorazione della lana. Poco distante sorgeva la “Gualchiera Orsatti”, proprietà della zia Giulia Cipolla e del marito Gennaro Orsatti; in passato, da ragazzo, Felice Antonio aveva avuto modo di muovere i primi passi presso la loro attività che comprendeva anche un mulino: il Molino Ponte del Re.

Intorno al 1896-’97 fu completato anche il secondo corpo del lanificio Cipolla, quello che venne adibito principalmente a filatoio. Al piano terra c’erano la tintoria (con i vasconi in muratura per lavare e tingere i fiocchi di lana) e la gualchiera; con questa nuova struttura che si affiancava al resto del complesso, tutto il processo produttivo fu riunito in un unico stabilimento.

Un edificio industriale moderno e animato dalla forza motrice del fiume: una complessa opera di adduzione, un canale di derivazione, con chiuse e diramazioni, conduceva una parte dell’acqua alle turbine, che ne trasformavano l’energia cinetica in energia meccanica, per far “girare” le macchine e l’alternatore che la traduceva in energia elettrica.

Per i tempi era un importante insediamento industriale, decisamente all’avanguardia, che impiegava maestranze non solo locali, offrendo opportunità di lavoro sia a Fara San Martino, sia ai paesi limitrofi.

Antico opificio Cipolla oggi
Foto attuale dell’antico opificio Cipolla; esso viene indicato nel testo “ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE IN ABRUZZO” degli autori Feliciani, La Spada, Pellegrini, come esempio e testimonianza degli edifici industriali storici della regione.

Oltre alla lavorazione della lana, vi fu aggiunta anche quella del grano, costruendo un’intera area adiacente dedicata alla molitura del prezioso cereale e alla produzione della pasta.

Riconoscimenti Opificio Cipolla

Nel XX sec. l’attività di famiglia venne portata avanti soprattutto dal figlio di Felice Antonio,  il Commendatore Gilberto Cipolla e, successivamente ampliata dal nipote “Felicetto” (Felice Cipolla).

Gilberto Cipolla

Felice Cipolla

Questi, negli anni sessanta del 1900, si focalizzarono sulla produzione laniera ingrandendo i locali ad essa dedicati e spostandoli più a valle rispetto all’originario opificio.

Vanto del rinnovato Lanificio Comm. Gilberto Cipolla & Figlio era quello di aver mantenuto ed incrementato tutto il ciclo produttivo:
DAL FIOCCO ALLA COPERTA.

Lupetta del Lanificio Cipolla
La “lupetta”
Prima Filiera della lavorazione della lana per le produzione delle coperte abruzzesi
Scorcio della prima filiera di lavorazione della lana
Filanda Lanificio Cipolla
La filanda
Roccatrice Lanificio Cipolla
La roccatrice
Preparazione del subbio
La preparazione del “subbio” che contiene il filo di ordito per i telai
Controllo qualità coperta finita
Il controllo qualità della coperta finita

I disegni originali:

Disegni della coperta abruzzese: messa in carta millimetrata del motivo ad angeli
Messa in carta millimetrata del motivo originale ad ANGELI
Disegni della coperta abruzzese: messa in carta millimetrata del motivo a rombi
Messa in carta millimetrata del motivo originale a ROMBI
Disegni della coperta abruzzese: messa in carta millimetrata del motivo a rose
Messa in carta millimetrata del motivo originale a ROSE
Progetto del caratteristico motivo decorativo a cerchi della coperta abruzzese del Lanificio Cipolla
Il progetto del motivo decorativo a CERCHI che riporta la dicitura “Si approva per una celere esecuzione in doppia copia” e la firma di Felice Cipolla.

I progetti dei motivi decorativi venivano mandati alle ditte specializzate che provvedevano a “tradurli” su carta millimetrata (messa in carta del disegno) e, successivamente, in “cartoni” (schede perforate) per i telai Jacquard. Questa tipologia di telai permette di eseguire disegni complessi; il macchinario, che movimenta i singoli fili di ordito, “legge” le schede perforate: esso può ritenersi l’antenato del calcolatore. L’apparecchio è costituito da una struttura a “castello” situata sopra al telaio; essa regge il nastro dei cartoni traforati, la catena di trascinamento che li fa avanzare, e una serie di contrappesi cilindrici collegati alle maglie dei licci dove passano i fili di ordito.

La cartella colori delle coperte abruzzesi prodotte dal Lanificio Cipolla era ricca e contraddistinta da abbinamenti cromatici di forte carattere.  Ogni abbinamento era costituito da tre colori e corrispondeva ad un numero appositamente determinato ad indicarlo.

Catalogo dei colori e dei filati della coperta abruzzese Lanificio Cipolla

Oggi tutto il complesso industriale che fu dei Cipolla è di proprietà di altre realtà produttive di Fara San Martino che, negli anni, ne hanno acquistato ciascuna delle porzioni.

Nei capannoni della parte costruita negli anni ’60 del 1900, si sono insediate ditte come il pastificio “Delverde”, la torrefazione “Officina 5 Caffè”, l’impresa di costruzioni e movimento terra Di Cecco.

Il nucleo storico dell’antico opificio, quello che rappresenta un bell’esempio di archeologia industriale ottocentesca, è stato interamente acquistato dalla proprietà del pregiatissimo Pastificio “Cav. Giuseppe Cocco” ed è in attesa di ristrutturazione.

 A noi discendenti resta la vecchia, grande casa di famiglia che al piano terra mantiene ancora il salone un tempo adibito al controllo qualità, al confezionamento e all’esposizione delle coperte: è proprio in questo locale che ne serbiamo qualche pezzo originale da tramandare a chi sappia apprezzarle!

Storia della coperta abruzzese

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